Il basso impatto ambientale delle fonti rinnovabili è il loro principale vantaggio. Il loro utilizzo non comporta infatti nessun tipo di emissione di anidride carbonica e di altri agenti inquinanti. Anche nel caso delle biomasse, l’impatto sull’atmosfera è molto limitato: l’anidride carbonica emessa in fase di combustione è assorbita dalla piante che crescono, mentre le poche ceneri prodotte possono essere filtrate anziché essere liberate nell’aria.

Le fonti rinnovabili hanno invece un impatto più controverso sull’ambiente umano e sull’utilizzo del suolo. Pale eoliche, pannelli fotovoltaici, dighe, barriere marine, sono tutti manufatti che incidono a volte pesantemente sul paesaggio di una regione. Inoltre, a parità di energia prodotta, le fonti rinnovabili richiedono molto più spazio rispetto a quelle fossili. Per esempio, per avere la stessa potenza erogata da una centrale a gas (un edificio) occorre ricoprire di panelli fotovoltaici una superficie di diversi km quadrati.

Un altro problema dell’impatto ambientale delle rinnovabili riguarda le biomasse. La coltivazione di vegetali da utilizzare per fornire energia rischia di togliere spazio sia alla produzione alimentare, sia alla vegetazione spontanea.

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